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Emofilia e genitori che lavorano

I genitori di un bambino affetto da emofilia possono avere bisogno di assentarsi dal lavoro per accompagnarlo alle visite mediche di controllo o assisterlo in occasione di manifestazioni acute o durante il recupero da una complicanza come, per esempio, da un emartro. Stante il quadro estremamente variegato dei rapporti di lavoro possibili, i diritti dei genitori relativamente alle assenze per assistere i figli per ragioni di salute possono essere diversi nei vari casi. Inoltre, per genitori che hanno un rapporto di lavoro dipendente il diritto di beneficiare di giorni di assenza retribuita o non retribuita varia in relazione alla gravità dell'emofilia presente e al conseguente grado di invalidità riconosciuta.

Per i genitori che hanno un rapporto di lavoro dipendente da un'azienda pubblica o privata la possibilità di prendere permessi e congedi parentali è recentemente aumentata con l'entrata in vigore del Decreto attuativo sulla conciliazione dei tempi lavoro-famiglia del Jobs Act (legge n. 183/10 dicembre 2014). Il congedo parentale è previsto anche per i genitori lavoratori autonomi e liberi professionisti. In particolare, in base alla nuova normativa:
  • il congedo parentale prevede la retribuzione al 30% dello stipendio e può arrivare complessivamente a 10 mesi, cumulando i periodi presi dai due genitori, elevabile a 11 mesi se il padre prende almeno 3 mesi (con un tetto di 6 mesi per la madre e di 7 per il padre). Un solo genitore può assentarsi fino a un massimo di 10 mesi;

  • il congedo parentale può essere richiesto nei primi 12 anni di vita del figlio (lettera a, comma 1, articolo 7) e non più soltanto nei primi 8 anni (come precedentemente previsto dal Decreto legislativo 151/2001 comma 1, art 32);

  • si ha sempre il diritto a richiedere il congedo parentale a ore, oltre che su base giornaliera, anche nei casi in cui questa possibilità non sia specificata nei contratti collettivi nazionali di lavoro o in quelli decentrati o aziendali (lettera b, comma 1, articolo 7). La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadri settimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Il congedo a ore non è cumulabile con permessi o riposi;

  • l'intenzione di andare in congedo parentale deve essere comunicata con l'anticipo previsto dal contratto di lavoro e comunque con un preavviso non inferiore a 5 giorni, indicando l'inizio e la fine del periodo di congedo (prima il preavviso minimo era di 15 giorni). Se il congedo parentale è su base oraria, il preavviso minimo richiesto è di 2 giorni;

  • il prolungamento del congedo parentale, che i genitori possono chiedere nel caso in cui il figlio sia portatore di handicap fino ai 12 anni di vita del bambino, può durare fino a 3 anni (compresi i dieci mesi ordinari);

  • sul fronte del trattamento economico, la retribuzione al 30%, che prima era assicurata soltanto in caso di godimento nei primi 3 anni di vita del bambino, viene ora portata a 6 anni; dai 6 ai 12 il congedo è non retribuito.

  • qualora sia necessario prestare cure parentali costanti per periodi prolungati motivate da una malattia del figlio i genitori con contratto di lavoro a tempo pieno hanno il diritto a richiedere il part-time, orizzontale o verticale. Il part-time può essere richiesto da entrambi i anche in alternativa al congedo parentale (fino a sei mesi ciascuno, fino a un massimo di 10-11 mesi complessivi).
In caso di figli con handicap grave, la normativa di riferimento resta la legge n. 104/1992 che sul fronte delle assenze lavorative per cure parentali, sia per i dipendenti pubblici sia per i privati, prevede:
  • il diritto di entrambi i genitori a 2 ore di riposo giornaliero retribuito, fino al terzo anno di vita del bambino;.

  • il diritto di entrambi i genitori a fruire di 3 giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa;.

  • il diritto di entrambi i genitori a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere; inoltre il lavoratore non può essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso.

Per problematiche specifiche riguardo alle assenze dal lavoro per assistere i figli con emofilia e ai relativi diritti si possono contattare le associazioni di pazienti o la federazione delle stesse (Fedemo) e le organizzazioni sindacali, gli enti previdenziali o le associazioni di categoria.

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